Quando il diario incontra la storia.
C’è una data, nella mia testa, che non ho mai scritto da nessuna parte perché non ne avevo bisogno: 2013.
L’ anno in cui ho aperto per la prima volta questo diario e ho scritto un titolo che, con il senno di poi, sembra quasi profetico: La svolta epocale.
Non lo sapevo ancora, allora. Non sapevo che quelle poche righe scritte dopo una giornata qualunque in una scuola qualunque d’Italia, sarebbero diventate un’abitudine. E che l’abitudine sarebbe diventata un compagno di viaggio.
Scrivevo perché sentivo che stava succedendo qualcosa. Non nella mia vita — nella scuola.
Portavo in giro, di corridoio in corridoio, di segreteria in segreteria, uno strumento che avrebbe cambiato il modo in cui insegnanti, Dirigenti e Dsga avrebbero vissuto il loro lavoro quotidiano.
E io ero lì, ogni giorno, a raccontarlo a chi ancora non lo immaginava.
Giorno dopo giorno aggiungo visite, incontri, conoscenze, al mio bagaglio di “appunti” sul fantastico Mondo della Scuola italiana. È rimasto lo slogan di questo diario dal primo giorno, e non l’ho mai cambiato perché non ho mai smesso di crederci.
In queste pagine ho raccontato tutto.
Le scuole di paese, dove il collaboratore scolastico conosce ogni alunno per nome, e i grandi istituti cittadini, dove le segreterie corrono contro il tempo tra circolari e scadenze: li ho raccontati entrambi, con lo stesso sguardo.
Mi sono fermato spesso sui Dirigenti che, alla fine di un incontro, mi stringevano la mano con un sorriso di sollievo, come se avessi tolto loro un peso.
E poi le fiere, i webinar, le sale conferenze piene di persone che volevano capire, imparare, provare — anche quelle hanno trovato posto in queste pagine. Ho raccontato — perché un diario vero non seleziona solo i giorni belli — anche il periodo più buio, quello del Covid, quando le scuole si sono svuotate.
E io mi sono trovato a portare non più il registro elettronico, ma la connessione stessa tra un’aula e una casa, tra un insegnante e uno studente che non potevano più guardarsi negli occhi.
Quelle pagine le ho scritte con un nodo in gola, ma le ho scritte, perché anche quello era un pezzo di viaggio.
Ed è proprio questo il senso di questo diario: non è la cronaca di un lavoro, è la restituzione di un vissuto. Ogni viaggio nella scuola è un’occasione per imparare, ascoltare, raccontare. E quando si vive qualcosa di grande, prima o poi arriva il momento in cui bisogna fermarsi e scriverne una pagina.
Oggi è uno di quei momenti.
Spaggiari compie cento anni.
Cento anni non sono un numero, sono una generazione dietro l’altra di persone che hanno creduto che la scuola meritasse strumenti fatti apposta per lei, pensati da chi la scuola la conosce davvero.
Io ci sono dentro solo da vent’anni — una manciata di capitoli in un libro molto più lungo — ma in questi vent’anni ho visto con i miei occhi cosa significa portare avanti un’idea con coerenza, attraversando tecnologie che cambiavano, normative che si rincorrevano e una scuola italiana che si trasformava sotto i nostri piedi mentre continuavamo a camminarci sopra insieme.
Non potevo non dedicare una pagina a questo compleanno. Sarebbe stato come non raccontare una delle tappe più importanti del mio viaggio.
Perché se il mio diario è nato per raccontare i cambiamenti che portavamo nella scuola italiana, allora cento anni di storia sono il tassello che dà senso a tutti gli altri.
Ogni incontro, ogni webinar, ogni Dsga convinto, ogni Dirigente rassicurato fa parte di un disegno molto più grande di me, iniziato molto prima che io imparassi a scrivere queste pagine.

E allora scrivo anche questa, come ho scritto tutte le altre: con la stessa curiosità del primo giorno, con la stessa voglia di raccontare, con la certezza che il viaggio — il mio, e quello di Spaggiari — non è affatto finito.
Cento anni sono un traguardo. Ma in un diario di viaggio, ogni traguardo è solo l’inizio della tappa successiva.
Il viaggio continua.
#centoannispaggiari #lascuoladelfuturo

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