C’è un momento, ogni anno, in cui capisci che il conto alla rovescia è davvero iniziato.
Non è quando ricevi il pass da espositore. Non quando ti arriva la prenotazione dell’hotel. È prima. Molto prima.
È quando ti siedi alla scrivania con una tazza di caffè e apri quella cartella di documenti che negli ultimi mesi hai riempito di note, approfondimenti, novità da raccontare. In quel momento sai che Didacta è già cominciato.
Io faccio questo da otto edizioni. Mi preparo a percorrere i 380 chilometri che separano Avezzano da Firenze. Imbocco l’autostrada con la macchina carica e la testa già alla Fortezza da Basso. E ogni volta — ogni singola volta — è come se fosse la prima.
Il rito della preparazione
Chi pensa che una fiera si prepari nelle settimane prima si sbaglia. Didacta si prepara nei mesi prima. Si studia. Si approfondisce.
Si esplorano le novità dei progetti digitali, si amplia la conoscenza su tutto ciò che può diventare tema di conversazione con un dirigente scolastico, con un DSGA, con un docente che vuole capire dove sta andando la scuola.
Non è solo un esercizio tecnico. È quasi una forma di rispetto verso le persone che incontrerai. Chi lavora nella scuola merita interlocutori preparati, non improvvisati.
E allora si studia, si legge, ci si confronta con i colleghi. La frenesia sale piano piano, come l’acqua che scalda prima di bollire.
“Didacta non è solo una fiera. È un appuntamento
insostituibile per raccogliere dal vivo le esigenze
di chi ogni giorno abita la scuola.”
Il giorno prima: lo stand, la cena, i colleghi
Io arrivo sempre il giorno prima. Per me Didacta inizia là, nella collaborazione alla preparazione dello stand. C’è qualcosa di bello e concreto nel montare insieme uno spazio che per tre giorni diventerà un luogo di incontro, conversazione, scoperta. Vedi come nasce e quando poi lo vedi pieno di persone hai un senso di appartenenza diverso.
La sera, a cena con i colleghi che hanno lavorato allo stand, si respira già quell’aria. Si ride, ci si racconta, si anticipa quello che potrebbe succedere nei giorni seguenti.
È un rito collettivo che vale tanto quanto i tre giorni di fiera. Forse di più.
Quest’anno c’era qualcosa di più nell’aria. Qualcosa che andava oltre la fiera stessa. Gruppo Spaggiari Parma quest’anno compie 100 anni. Dal 1926 al 2026, un secolo al fianco della scuola italiana. Nello stand c’erano fotografie che raccontavano questo cammino: immagini di un’ azienda che ha attraversato decenni, trasformazioni, rivoluzioni tecnologiche, rimanendo sempre vicina a chi nella scuola ci lavora ogni giorno.
Guardare quelle foto e pensare ai miei 23 anni in questo mondo è stato qualcosa di strano e potente allo stesso tempo. Mi sono sentito parte di qualcosa più grande di me. Non un ingranaggio — un testimone. Qualcuno che ha visto il passaggio dal registro cartaceo al registro elettronico, e che ora accompagna le scuole nel raccogliere le opportunità di un futuro che non aspetta.

Tre giorni che non si dimenticano
Didacta è fisicamente provante. Tre giorni in piedi, conversazioni continue, la voce che regge per abitudine e per passione. Ma è uno di quei posti dove la stanchezza non la senti, o almeno non la senti mentre ci sei. La senti dopo, in macchina, sulla strada del ritorno.
Perché a Didacta si respira qualcosa che non si trova altrove: una concentrazione di persone che credono davvero nella scuola. Dirigenti, docenti, DSGA, innovatori, sognatori. Gente che non si rassegna all’idea che le cose non possano migliorare. A Didacta il futuro della scuola non è un’astrazione — è una conversazione che succede adesso, tra due persone davanti a uno stand.
C’è la gioia di rivedere volti conosciuti — quei dirigenti e quei DSGA che incontri edizione dopo edizione e con cui si è costruita nel tempo una stima reciproca. E c’è il piacere sempre nuovo di stringere mani che non conosci ancora, di scoprire realtà scolastiche distanti geograficamente ma vicine nei bisogni e nelle aspirazioni.
“Didacta non è solo una fiera. È un’esplosione di futuro, di
entusiasmo, di straordinaria energia collettiva.”
Il ritorno
Poi arriva il momento di salire in macchina e tornare ad Avezzano. La stanchezza è reale ma l’euforia è più forte. Il viaggio di ritorno corre veloce — strano, perché sono gli stessi 380 chilometri dell’andata. Ma sulla strada del ritorno la mente non riposa: ripercorre tutto, dal primo all’ultimo momento. Una conversazione, una battuta, uno stand che ti ha colpito, un’idea nuova che vuoi approfondire.
Quando arrivo a casa la serata non finisce. Finisce quando ho raccontato tutto ai miei familiari. È come se il viaggio si chiudesse davvero solo lì, a tavola, traducendo in parole quello che è stato. È il mio modo di elaborare, di sedimentare, di portare a casa non solo i ricordi ma il senso di quello che ho vissuto.
Didacta Italia non è solo una fiera. È un luogo d’incontro tra passato e futuro, tra cultura e didattica, tra chi crede davvero nella trasformazione del mondo della scuola. È il posto dove ogni anno mi ricordo perché ho scelto questo lavoro.
Ci vediamo alla nona. #didacta #diariodiunviaggiatorescolastico

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