GIMIGLIANO- La duna desertica

Questa mattina, al momento della partenza, mi accorgo che la pioggia notturna e il vento di scirocco hanno trasformato la mia auto in una piccola duna desertica.

Ore 9.00. Una nuova scuola mi attende per il consueto incontro di formazione con la segreteria didattica. Come al solito mi metto in viaggio con anticipo, ma la strada indicata dal navigatore – curve dopo curve – mi fa capire che forse non è poi così presto.

Il paesino è incastonato tra la splendida vallata del fiume Corace e il versante meridionale della Sila, una gemma posata a 600 metri sul livello del mare. Non posso evitare di notare quanto questo paesaggio sia lontanissimo dalle grandi città che attraverso quotidianamente. È bellissimo.

La scuola è un vero cantiere. La strada per raggiungerla è stretta, e l’edificio non ha certo l’aspetto di una struttura moderna ed efficiente. Ma sorrido: il mio ottimismo è proverbiale. Anche questa giornata merita di essere vissuta con la massima professionalità.

E infatti devo subito ricredermi. La segreteria si dimostra sorprendentemente efficiente e disponibile, qualità che spesso faticano a trovarsi persino negli istituti più prestigiosi delle grandi città. La mattinata scorre veloce e la formazione dedicata al personale ottiene risultati eccellenti: sono tutti galvanizzati da ciò che apprendono.

Nel pomeriggio è previsto l’incontro con i docenti. Rientro a scuola un’ora e mezza prima per verificare che tutto sia pronto. Mi sento a mio agio anche grazie alla cordialità di un collaboratore scolastico con cui scambio qualche parola e qualche risata. A un certo punto mi mostra, divertito, come attivi l’interruttore dell’intero apparato tecnologico – videoproiettore, computer, connessione Internet – posto molto in alto rispetto al pavimento: utilizza un bastone di ferro di due metri. Miracoli della tecnologia.

Ed eccoli arrivare: una cinquantina di insegnanti pronti ad ascoltarmi, a fare domande, a confrontarsi con quello che sarà il loro nuovo “diario di viaggio”. Presto attenzione alle richieste, raccolgo le impressioni, percepisco la loro voglia di comprendere.

Ne rimango sinceramente colpito. Gli insegnanti di un piccolo centro mostrano un interesse e una partecipazione superiori a quelli riscontrati in istituti all’avanguardia. E soprattutto portano con sé positività e ottimismo nell’approccio al cambiamento.

Oggi è andata bene. Tirando le somme, credo di aver trovato in questa scuola – ancora un cantiere dal punto di vista tecnologico – qualcosa di molto più prezioso: una sincera disponibilità al cambiamento.

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